in the last nine months my son, pietro, has been carrying a baby. at least, that’s what he said. he also said the baby’s name was silvio (don’t ask why…). now, on may 6th 2009 at around 7pm, the baby was finally born. as a coincidence, at the same time on the same day, a little baby girl was also born. her name is matilde. since we already had to have some more space for silvio in our family, with a little extra effort we managed to have enough space for matilde as well. the five of us now live happy together.
in giro per il tamil nadu del sud durante il pongal, la festività del raccolto, festa più importante del sud dell’india.
il viaggio è iniziato a mamallapuram, dove una simpatica scimmietta ci ha ricordato che, magari non l’anima, ma in fatto di gusti abbiamo sicuramente molte cose in comune.
il resto della vacanza è proseguita a madurai, nel perco di peryar (a caccia di tigri), a tanjore, trichy di passaggio a chidambaram e poi di nuovo a pondy.
non mi piace tanto parlare di questoni tecniche, ma in questo caso faccio un’eccezione. siete quindi tutti avvertiti: gli allergici alle tecnicaglie, saltino questo post!
giorni fa il nostro impianto elettrico ha fatto pum! pare che si sia bruciato un cavo sotto terra, troppo piccolo per reggere il nostro carico. non chiediamoci perchè il contatore e i fusibili non si sono lamentati mentre il cavo che arriva dalla centrale si, diciamo che almeno ho salvato i fusibili la compagnia elettria è venuta però subito e dopo mezz’ora appena aveva già identificato il guasto e reso nagibile l’ingresso di casa.
a parte l’incoveniente di dover volare per entrare in casa (che seccatura ogni volta dover tirare fuori le ali e spiccare il volo ad almeno ad un metro dal suolo), ho scoperto che i cavi sono interrati direttamente a contatto con la terra, nelle giunture stanno racchiusi in uno scatolotto di metallo sigillato con la pece. la pece… quella delle favole che racconto a pietro. e chi l’aveva vista mai, prima solida, poi fatta bollire sul fuoco e infine colata sui cavi? quasi quasi mi sono commosso respirando la nube tossica che si è generata mettendo sul fuoco l’orrenda sostanza. pietro da parte sua ha imparato una parola nuova. quasi giusta.
viaggiando spesso, capita di vedere tanti hotel, in tanti paesi diversi. spesso decenti, sobri, raramente di lusso (ma non troppo), soprattutto nelle mie vite precedenti. sempre c’è una lista di cose che non vanno o che potrebbero essere migliori. una lista di desiderata che vorrei sottoporre al direttore per dargli qualche consiglio su come far diventare il suo hotel il posto dei miei sogni (non ci vuole molta fantasia per immaginare che la lista in realtà resta nel segreto del mio cuoricino…). beh, oggi a bangalore sono finito nella migliore approssimazione dell’albergo dei miei sogni. in ordine sparso: camera grande ma non troppo, bagno pulito e funzionante con doccia che getta acqua in basso e non sul muro, servizio colazione/pranzo/cena solo in camera (buono ma un po’ pesante il passato di aglio agli spinaci), piccola cucina (!), lettore DVD con schermo al plasma (!!) e connessione a internet wi-fi 1M inclusa nel prezzo e illimitata (!!!).
e c’è pure una botteguccia qui davanti che vende tutte le cose che mi scordo sempre (schiuma da barba, dentifricio e/o spazzolino, etc…).
mancherebbe giusto una birretta, ma se il 53% delle donne americane è disposta a stare senza sesso pur di avere una connessione ad internet, potrò ben resistere io qualche giorno senza birra, no? non lamentiamoci, intanto son connesso.
oggi è saltata in tutta la città. affacciandosi non si vede una sola lucina accesa in nessuna direzione. dal buio sale un silenzio antico di rumori meccanici e, in parte, vivi. non c’è più il rumore del ventilarore, del frigo, del computer, della pompa dell’aqua. niente. si sentono i grilli fuori, animali non meglio identificati dentro (non voglio sapere). c’è un attimo di nulla che si espande intorno a me, forse un pezzetto di universo primordiale sfuggito dai laboratori del CERN (ma a quante cazzate danno eco i giornali).